REFERENDUM 17 APRILE: IO NON VOTO

referendum 17 Aprile io non voto

Aprile è iniziato. Questo mese porta con sé una data che per molti è diventata importante, ovvero il 17 Aprile... giornata di consultazione referendaria per l’abrogazione di un articolo (quindi parte di esso) contenuto in norme in materia ambientale. 
La “modifica di legge” che siamo chiamati a “limare” sarà operata limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.” 
Prendendo come fonte il sito Leggioggi.it si legge che:
“...l’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). Non sono quindi la maggior parte delle acque italiane (complessivamente 66 e collocate soprattutto oltre le 12 miglia) e dunque fuori dal referendum. Parliamo solo di quelle localizzate entro le 12 miglia. In tutto sono 21: 7 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata, 2 in Emilia Romagna, 1 nelle Marche, 1 in Veneto. Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili. Cosa succede dopo i 40/45 anni? Secondo la normativa vigente oggi, scaduta la concessione finisce la trivellazione. Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce. I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni. Il quesito del referendum del 17 aprile oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia, non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge. Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti e in funzione nel nostro mare, entro le 12 miglia. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere...”
Questo referendum costa a tutti gli italiani ben 300 milioni di Euro. Con questo referendum NON c’è data la possibilità di fermare le trivelle, non tutte... e non ultimo, con questo referendum non viene esercitata una piena democrazia, non ci confondiamo e non confondiamo le cose. Questo referendum non include e non è il movente per un piano politico nuovo... si vogliono chiamare i cittadini non su di un articolo ma solo parte di esso, non su una politica ma su un dettaglio, non su tutte le trivelle ma solo una parte, la minima parte. Questa per me non è politica, non è democrazia... non la riconosco e non mi ci immischio andando a firmare mettendo il mio nome. 

La mia domanda non è "votare il Si oppure il No?" ma più semplicemente "votare: si o no?" e la risposta è NO, non andrò a votare.

Inoltre quello che più mi disinnamora verso questo referendum sono le forti convinzioni che
1) se vince il "si" sarebbe incentivata la ricerca di nuove fonti energetiche rinnovabili
2) se vince il "si" sarebbe una bocciatura popolare per il governo
3) i media boicottano questo referendum così nessuno ne sa niente e tutti continueranno a fare i propri giochi...

che per mia risposta
1) se vince il "si" non sarà mai un mandato per il governo a intraprendere politiche nuove in direzioni di energie rinnovabili perché il referendum riguarda una piccola parte delle trivelle e non ci sarà alcun cambio di politica;
2) un governo insensibile, sordo e indifferente verso la sovranità popolare rimane e rimarrà insensibile, sordo e indifferente. Non confondete questo "trattino" di esercizio della sovranità come se fosse una PIENA facoltà decisionale della politica, specie dell'andamento del governo. Per far "cadere" un governo c'è bisogno di una politica diversa, la "caduta" non passa per un referendum sull'ambiente.
3) Sul web, la convinzione che i media boicottano è una costante per ogni cosa che succede... "la tv non ne parla, ci vogliono ingannare", "La tv non ne parla, condividiamo noi" e frasi simili fanno soltanto parte di una politica ugualmente sbagliata che poggia sul fatto che la televisione sia il tutto. Intanto accendendo la tv sento di continuo riferimenti sul referendum e già questo indica che il "boicottaggio" è solo un'ingrediente per chi non ha da metterci molto nell'impasto... inoltre l'informazione deve venire dal nostro dentro... dobbiamo essere noi a ricercare, a costruirci la NOSTRA consapevolezza senza attendere che se ne parli in tv o chissà dove.


Il "non andare a votare" è certamente democrazia, è legittimo tanto che è previsto pure dalla nostra Costituzione. L’esercizio del diritto di voto è un dovere civico (regolamentato dall'art. 48 della Costituzione) ma in questo caso ci si riferisce ad un referendum (tra l'altro abrogativo...) e i referendum rispondono all'art. 75 (sempre della Costituzione) il quale fissa un quorum, una maggioranza e di conseguenza è proprio la Costituzione ad ammettere che l’elettore possa LEGITTIMAMENTE non partecipare alla votazione. Queste due cose vengono confuse in molte discussioni sul web proprio per mancanza di "sapere". Quindi votare ad un referendum è democratico (e legittimo) come il non votare. In più, il mio "non voto" non è assolutamente conseguenza di un dettame di partito ma per una scelta derivante dalla mia consapevolezza.

Vince il SI = l'attività estrattiva delle sole 21 di 66 DOVREBBE cessare 
Vince il NO = l'attività estrattiva delle sole 21 di 66 POTREBBE proseguire fino all'esaurimento del giacimento

... ma chi l'ha scritta quella legge? Chi l'ha votata?

Il quesito del referendum oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge... ma intanto chi ha deciso l'installazione, le distanze, le scadenze e la possibilità delle richieste di prolungamento? Chi è che le approva?


Io voglio votare SI o NO su tutte le trivelle, su tutto il piano energetico affinché poi si possa davvero iniziare a parlare di alternativa, di energie alternative ma siamo pronti?
NO!

Dato che questo referendum è una piccolissima cosa perché di fatto non fa smettere le attività delle trivelle, domando: siete a favore che queste smettano di funzionare? Allora concentrate il vostro impegno sul portare avanti un disegno di legge che dica solo questo! Direttamente, esclusivamente! Ci sono tante organizzazioni che si stanno prodigando nel pubblicare, pubblicizzare e portare avanti il discorso "vota si" ma tramutare questo impegno in qualcosa di più sostanzioso, più coerente, più preciso!? Abbiamo la possibilità di farlo (con un referendum): cinquecentomila elettori. 
Sarò io stesso il 500.000° a firmare! ma gli altri 499.999 ci sono?! Ci stanno ad impegnarsi per questo?! 
No!

Allora questo referendum e tutte le posizioni a favore o contro sono solo protagonismo perché nella sostanza c'è tanto quanto niente. La mia idea di democrazia è quella di una Sovranità Popolare realizzata, solida, partecipata! Io non voglio andare lì per limare qualche parte di articolo, abrogando. Io voglio FARE la Legge, voglio COSTRUIRE il futuro. Questa direzione dei referendum è solo un riempitivo, non sicuro, non efficace e molto costoso. Mi voglio battere per costruire, non limare articoletti scritti senza consultazione, senza ritegno, senza partecipazione.

Infine, notizia di ieri... a quanto pare la ‪‎Croazia‬ ha notificato agli armatori dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto il divieto di pescare in un ampio tratto del mare Adriatico compreso tra Ravenna e la penisola dell'Istria, che la Croazia ha dichiarato ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA, con l'obiettivo di installare trivelle per la ricerca di idrocarburi. La circolare ministeriale vieta anche futuri passaggi nella zona, per evitare azioni repressive (cioè il fermo di pescherecci) da parte delle autorità croate! "Se venisse confermato il divieto di pesca e di transito - afferma Claudio Giorgi, presidente dell'Associazione Armatori Pesca di Fano - sarebbe a rischio tutta la pesca d'altura in Adriatico in una zona di grande importanza, sfruttata da sempre dalle flotte del sud del Veneto, dall'Emilia-Romagna e del nord delle Marche"

Riflettendo... se il Mar Mediterraneo è di per sé un mare chiuso, figuriamoci l'Adriatico
...ma a quanto parte "stessa spiaggia, stesso mare" funziona solo in una canzone di qualche anno fa perché oggi "stesso mare" non è "stessa politica". Domando: perché dovrei andare a votare?! Qual è il senso... la coerenza... la politica!?

Concludendo: questa è la mia considerazione che non rispecchia e non contiene proclami di alcuna parte politica. Il mio “non voto” è una riflessione personale che non risponde a nessun consiglio e/o appartenenza di tipo politico ma risponde solamente alla mia consapevolezza costruita con i miei pareri, i miei valori, la mia idea di società civile e democratica. Questa nota non è un invito al “non voto” né vuole essere una sorta di convincimento per gli indecisi. 

Ognuno esercita la propria consapevolezza 
nella maniera in cui questa 
viene allenata e tenuta in vita.

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