EZIO BOSSO: “NON SONO DISABILE. HO FINTO PER PRENDERE LIKE SU FACEBOOK”



Chi ha scritto questo articolo, questo titolo… merita una promozione, una premiazione... insomma merita la stessa cascata di "like" che sono caduti sulla Pagina Facebook Ufficiale di Ezio Bosso ...e di più! Non è un articolo, non è una bufala, non uno scherzo ...almeno indirettamente perché in realtà Ezio Bosso è affetto da SLA. E' veramente un "disabile" ...se mi passate questo termine.

Nello stesso tempo però questo articolo è direttamente rilevante e rivelante di ancora un'altra (e vera) disabilità di cui Ezio non è affatto affetto (scusate il gioco di parole) ...ma di più, che siamo noi ad esserne affetti... e siamo anche gravi! Cosa sarebbe passato davvero della partecipazione di Ezio Bosso se non fosse affetto da SLA? In verità Ezio Bosso già nel 2010 era una persona "normale", meglio dire SANA, fisicamente parlando …perché si è ammalato di SLA soltanto nel 2011, appena cinque anni fa. Se fosse andato a Sanremo 2010 con la stessa esecuzione al pianoforte e con lo stesso messaggio lanciato sul palco di Sanremo ma senza SLA... avrebbe davvero ottenuto gli stessi risultati di quest'anno?! Sinceramente credo e dico di NO.

Forse (addirittura) sarebbe anche passato come un musicista scontato, banale... in barba agli studi che ha fatto e ai traguardi che è riuscito a raggiungere soprattutto prima della malattia. Forse sarebbe passato esattamente come tutti gli altri ospiti di questa edizione di Sanremo che non hanno visto la cascata di 200mila "like" in così poco tempo (...perché il giorno stesso della partecipazione a Sanremo, prima dell'apparizione, la sua Pagina Facebook Ufficiale contava appena 40mila "like" a fronte dei 230mila odierni). Forse dovremmo rivedere un pò tutti la nostra cultura di ideologia che di fatto ci limita sia nel vedere che nel sentire, nell'essere toccati e nel toccare
…come se ci fossero metastasi in tutti gli organi di senso che abbiamo
...come se fossimo noi affetti da una disabilità.


Ezio Bosso ci ha fatto principalmente tre regali:

Il primo quando dice
"...la musica siamo noi, la musica è una fortuna che condividiamo che ci è arrivata. Noi mettiamo le mani ma ci insegna la cosa più importante che esiste e cioè ascoltare".

Il secondo regalo è quando dice a proposito del suo brano FOLLOWING A BIRD
"...e allora proprio seguendo quell'uccellino che volava mi sono perso e mi son messo a ragionare sull'importanza di perdersi per imparare a seguire. Noi diciamo "perdere è brutto" ...no, nessuno perde ma a volte perdere i pregiudizi, perdere le paure, perdere il dolore ci avvicina..."


Il terzo regalo è la vita che mette nella sua vita al di là della malattia: il sorriso stampato in faccia, la contagiosa simpatia, la viva e splendente consapevolezza… in poche parole, la sua arte


…perché forse il vero insegnamento che ci ha voluto dare è proprio che dobbiamo imparare ad ascoltare ...perché forse il troppo dolore che dipingiamo sulla nostra vita ci ha fatto perdere moltissimo, ci ha reso sordi dove poi sbagliando abbiamo trovato rifugio e sicurezza di più nei pregiudizi, nelle paure e ci siamo fatti impadronire dal dolore. Abbiamo reso il dolore padrone della nostra vita


…e invece dobbiamo iniziare a perdere questo dolore …a perdere il dolore, a lasciarlo andare via perché ci siamo troppo chiusi nelle nostre convinzioni, nella nostra costruita convinzione che siamo sempre più soli, distanti dal mondo… e allora perdere il dolore ci avvicina ed è nel sentirsi già vicini che ci accorgiamo finalmente di iniziare ad ascoltare, ad ascoltarci …a non essere più soli.



…è questa la magia con la quale Ezio Bosso ha saputo usare la sua abilità nel mettere in mostra la nostra disabilità. E' vero, Bosso non è disabile e ci ha dato una cura della nostra disabilità… perché evidentemente la vede, la sente, dimostrandocela


…però allo stesso tempo, cerchiamo di fare almeno due cose, una per Ezio e un’altra per noi. Per Ezio, questi 200mila like cerchiamo di non fare solo finta di seguirlo, finta di ascoltarlo ma di farcelo piacere veramente, seguirlo e ascoltarlo veramente. Per noi stessi, per questa sua lezione cerchiamo di non dimenticare le sue parole, il suo esempio, le nostre emozioni nell'ascoltare finalmente qualcosa, nell'ascoltare finalmente tutte le cose che ci vengono davanti


…perché abbiamo corso un pericolo grande! La malattia di Ezio è stata in qualche senso una combinazione """fortunata""" per tutti noi: di certo le sue parole così quasi pesantemente dette, quasi pesantemente e fisicamente sostenute… non avrebbero avuto lo stesso ascolto se non fossero state dette piano, sillabate, pronunciate nella forma più semplice e lenta che la malattia ha permesso, concesso. Non avrebbe attirato e attivato la nostra attenzione, il nostro ascoltare. Dovremmo decisamente rigettare la nostra cultura, la nostra ideologia nella fattispecie.


Grazie Ezio per non esserti arreso e fatto vincere dalla tua malattia, grazie per aver ascoltato quella parte di te che tramite la musica ci ha portato insieme su questa strada, dove ascoltandoti abbiamo iniziato senza dubbio tutti noi a perdere un pò del nostro dolore sentendoci tutti un po’ più vicini, più vivi e finalmente meno malati… anche se noi restiamo ancora gravemente malati. Gravemente malati appunto …se dobbiamo attendere una malattia per ascoltare meglio una persona, le emozioni che ci dona, l’arte che mette nella sua e altrui vita. Gravemente malati ancora... se dobbiamo attendere una malattia per ascoltare, ascoltarci.


Vediamo anche noi di non arrenderci e di non farci vincere dalla nostra malattia cogliendo così l’occasione che Ezio Basso ci ha messo su di un piatto d’oro, ovvero già e solo l’accorgerci che siamo malati. 

L’ultimo grazie va anche al giornalista che ha scritto l’articolo di cui mi sono servito per costruire meglio questa mia osservazione nata nell'immediato momento della visione di Bosso al festival di Sanremo.



Voglio terminare questo lungo intervento con una storia filosofica, una di quelle che circola sul web e di cui spesso si ignora l’importanza, la contemporanea esigenza di metterla in pratica e di tenerne sempre conto. Una storia che molti di voi sicuramente già conosce e che più o meno dice che


…un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo. I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l’infarto. Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: "L’indifferenza!" Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato. Infine gli domandarono quale ne fosse la cura. E lo scienziato disse: "Accorgersene!"
Quello che suscita questa lezione è che si rimane un po’ così, fermi …ci si sente un po’ ignoranti, malati ma nello stesso tempo abbiamo avuto  la fortuna e la possibilità di rendercene conto. Tocca soltanto a noi adesso sostenere questo sforzo a vivere veramente, ascoltare veramente, fare la nostra vita veramente. La forma più grave della nostra malattia è l’indifferenza. La cura più valida è l’esserne consapevoli  e quindi cambiare, ritornare a vivere.


Questa sera Sanremo chiude il sipario... ricordiamoci però di non chiudere il nostro ascoltare, la lezione che in un certo senso qualcuno ha voluto che noi fossimo stati partecipi.

Buon ritorno alla vita!




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