La Festa della Mamma

Piccolo Pensiero.


In occasione della Festa della Mamma, oggi voglio raccontarvi un particolare che quando accaduto mi ha lasciato sorpreso, meravigliato, spiazzato:



...come al solito ero già in ritardo ma il maltempo e la prevedibile coda di mezzi all'uscita autostradale avevano insieme aumentato ancora di più il mio orario d'arrivo a quell'appuntamento. Quel giorno la fortuna volle che il ritardo non doveva essere solo il mio e proprio per questo, una volta giunti a destinazione era molto palese che "nessuno in orario, il ritardo si era praticamente dissolto". Con simile imbarazzo arrivò anche il dottore scusandosi per l'inconveniente ma da parte sua c'era da mettere in conto anche un incidente e quindi doppiamente provato sia per il "naturale" ritardo che per i tempi di attesa per via dell'incidente. Uno alla volta s'iniziava ad entrare nella stanza del dottore. Nel frattempo tra la folla di accompagnatori e assistenti in attesa, si faceva spazio una piccola personcina molto elegante sia nel vestire che nei modi. Con un altrettanto elegante tono chiese a tutti se poteva rubare il nostro tempo condividendo con noi un suo messaggio. Innanzitutto chiese alle donne presenti, quante di loro erano già madri. Alcune alzarono la mano e altre un pò indifferenti girarono lo sguardo dall'altra parte accennando sorrisi pieni di arroganza e pregiudizio verso la scena che si stava compiendo davanti ai loro occhi. Non curante di questa piccola parte di persone, l'anziano signore continuò il suo dire. Iniziò con il lodare la figura femminile in quanto madre della vita. Le sue osservazioni erano molto profonde e il suo confrontarsi con la gente estranea mi faceva pensare che era comunque una persona molto aperta... forse dedita allo spettacolo o comunque che si trovava molto a suo agio nel fare una cosa del genere. 

Mentre questi parlava, con il pensiero io mi isolai da quel contesto e cercavo di immedesimarmi in quella figura ma non ci riuscivo. Non sono una persona che di punto in bianco prende la parola in mezzo ad una folla in un modo del tutto indipendente e quasi prepotentemente sazia la propria voglia di confrontarsi con degli estranei semplicemente recitando i versi di una poesia, no...
Proprio per questo poi ho sempre pensato di mettere da parte la mia manifestazione anche nel mondo reale, di concedermi solo in un contesto virtuale proprio per dare più esaltazione alle sole parole senza dare modo e tempo alla distrazione di una posa, di un vestito o di un modo di fare. Ovviamente non siamo tutti uguali e il mondo è bello proprio per questo.

Quella piccola persona ancora concedeva spazio, nella propria orazione, alla premessa. Alla fine, con l'intenzione di poter leggere una poesia stava in realtà facendo una sorta di evangelizzazione della figura femminile, vista nella veste della madre ma ad un certo punto arrivò il momento di leggere i versi della poesia. In quel frammento di tempo mi isolai nuovamente pensando che io non sarei stato in grado di fare una cosa del genere né di reggere la premessa né di leggere una poesia in pubblico, in un contesto anche del tutto estraneo alla poesia!

La mia riflessione andò nuovamente su questo mondo letterario a mio dire molto appariscente, esibizionista... Non mi piace che le poesie siano ascoltate, la poesia deve essere letta da ognuno e non da uno. Non mi piace l'appariscente presentazione di certe persone e comunque il loro modo di leggere, di far sentire l'intonazione delle parole, le pause, le doppie lettere ...rende il tutto molto estraneo, a mio sentire, di quella naturalezza da cui invece nasce la poesia.  Leggere una poesia è comunque un'esperienza profonda, una visione intima delle sensazioni di chi si concede ai versi ...quindi ogni volta che vedo la poesia in un contesto molto largo, pubblico e addobbato provo sempre un senso di distacco da tutto questo. Questa volta però, quella piccola persona stava lasciando in me un segno molto profondo. 

Iniziò a leggere i versi della poesia e con un tono molto preciso sapeva non solo trasmettere la naturalezza di quei versi ma nello stesso tempo era come se la sua voce dipendesse dal mio modo di leggere, dal mio modo di scorrere tra versi e parole e pause. Alla fine, anche quelle persone che deridevano silenziosamente avevano assunto un aspetto partecipativo e all'ultimo verso ne scaturì un applauso di quelli pieni, profondi ...di quelli che ti stringono le mani, lo stomaco, gli occhi e il cuore. 

L'emozione era viva: 
iniziarono a ringraziare l'uomo 
e pian piano questi, felice, nel contraccambiare i saluti e le presentazioni
si fece strada verso un corridoio dove poi sparì.

Quella piccola folla di persone iniziò nuovamente a ricomporsi
negli sguardi e nelle posizioni 
...era già tutto cambiato.

Iniziarono a venir fuori i cellulari e alcuni, mi piace pensare, scrissero un messaggio alla propria madre. Anche io mi alzai per stringere la mano a quella piccola personcina, la stretta era forte e solida. 

Ritornando a casa accesi il mio computer e andai nuovamente a rileggere la poesia che quel piccolo uomo ne aveva fatto una lirica come se fosse sua. Sapeva padroneggiare nei versi e anche nella presentazione e preparazione del contesto. 


La poesia s'intitola 
"A mia madre" 
di Edmondo De Amicis



Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfioran le lacrime e gli affanni;
Mia madre ha sessant’anni,
E più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto
Che non mi tocchi dolcemente il core;
Ah se fossi pittore
Farei tutta la vita il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso
Perch’io le baci la sua treccia bianca,
O quando inferma e stanca
Nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ma se fosse un mio prego in cielo accolto
Non chiederei del gran pittor d’Urbino
Il pennello divino
Per coronar di gloria il suo bel volto;

Vorrei poter cangiar vita con vita,
Darle tutto il vigor degli anni miei,
Veder me vecchio, e lei
Dal sacrifizio mio ringiovanita.

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