LA STORIA DI UN SOGNO

Questa volta voglio parlarvi
della storia di Balal
o forse dovrei intitolarla
"la storia di Abdollah"
o di Samereh Alinejad,
la madre di Abdollah!

Diciamo che è senz'altro
una storia del perdono,
di un segno...
di un sogno.

Tutti voi ormai la conoscete ma faccio un piccolo riassunto per chi non ne sa nulla:
Siamo in Iran. Sette anni fa nella cittadina di Royan due ragazzi, Balal e Abdollah, si sono scontrati in una rissa dove il primo cacciando un coltello ha ucciso il secondo. Questo reato in Iran viene punito con la pena di morte per impiccagione e Balal quindi viene condannato.
Secondo la legge islamica (il Qisas, "la legge del taglione" iraniana) la famiglia della vittima, oltre ad assistere all'esecuzione è in diritto anche di contribuire attivamente alla morte del condannato spingendo la sedia che lo lascerebbe impiccato alla corda... oppure si può avvalere anche al diritto di concedere la grazia. E' tutto nelle mani della famiglia colpita dal carnefice quindi...
...però (dati diffusi da Amnesty International) l'Iran ha il più alto numero di esecuzioni capitali (dopo la Cina): i condannati infatti muoiono per lo più per impiccagione e in molti casi l'esecuzione è anche pubblica... con gru dove vengono elevati in alto i corpi senza vita dei condannati, tanto per farli vedere bene alla folla. Nello stesso tempo, questi dati purtroppo ci dicono quindi che i casi in cui viene concessa la grazia non sono così numerosi ma in questa storia il finale è diverso.
La realtà è che al momento dell'esecuzione, il condannato Balal viene graziato dalla stessa madre del giovane che lui ha ucciso. La donna infatti, sopraggiungendo al luogo dell'esecuzione, si reca dritta sul patibolo dove l'uomo condannato essendo stato bendato, ha già il cappio intorno al collo. 
La donna si avvicina all'uomo, lo schiaffeggia e perdonandolo gli concede la grazia... quindi invece di dare un calcio alla sedia... aiutata anche dal marito gli toglie il cappio dal collo.

Il finale di questa storia è rappresentato ancora dalla madre di Abdollah che abbraccia, tra le lacrime, la madre di Babal.



Babal non è stato condannato a morte ma resterà comunque in carcere per il reato commesso, è stato però salvato il suo diritto alla Vita! 

La donna concedente la grazia motiva la sua decisione secondo un punto di vista chiaro e molto lucido, infatti racconta di un sogno dove è apparso il figlio che diceva di stare in un posto bellissimo e che non sarebbe stato necessario vendicarsi.
Per Balal, quello schiaffo è stato lo spazio tra la vendetta e il perdono, tra la vita e la morte... in seguito ha dichiarato: "Avrei voluto che qualcuno me lo avesse dato quando volevo portare un coltello con me”.
Questa è quindi la storia di un sogno... di un sogno che ha portato una realtà ad essere migliore... la rottura di una catena di odio e violenza, di morte... l'insensata teoria (e pratica) che per punire un omicidio se ne deve verificare un altro... 

Anche Papa Francesco lo ha detto nel suo primo Angelus:



"Dio mai si stanca di perdonarci,
il problema è che noi ci stanchiamo,
noi non vogliamo,
ci stanchiamo di chiedere perdono".


In questo tempo di Pasqua dunque, il mio augurio è tra queste parole... che si risvegli in noi quello spirito di fratellanza, di perdono, di Vita! Che sia quindi una risurrezione anche del nostro Essere, un ritorno dalla morte alla vita!
Solo così potremmo riscoprire la vita che è in noi.

Ci vuole Coraggio, ci vuole l'Amore... questa è la Vita.

Solo questa è la Vita.



Tutto passa per la nostra educazione, per il nostro modo di Essere...



Concludo questa manifestazione condividendo il mio motto:

"...la soluzione di tutto è l'educazione di tutti..."


Ognuno di noi può fare qualcosa...
che sia un esempio o che sia d'esempio
...siamo tutti gli artefici della nostra vita
ma anche dell'altrui vita.

Buona Pasqua, Kyriacos.


Le foto che costituiscono la galleria fotografica sono state prese da qui


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