LA QUESTIONE EDITORIALE


"...nell’universo delle scritture occidentali esiste un genere,
una cosa letteraria, che si chiama romanzo.
Molti dicono che è morto, molti dicono che è vivo:
lo scrivono, lo leggono, lo comprano…
Io faccio l’ipotesi che non sia né tutto morto né tutto vivo
ma che certi romanzi siano morti e altri vivi:
quelli vivi sono necessari"

(Giangiacomo Feltrinelli)




La Questione Editoriale oggi è evidenziata in un mondo dove, generalmente, "pubblicare il proprio libro" viene visto come un traguardo da raggiungere al più presto e alle migliori condizioni (sia economiche che editoriali). Da questo punto quindi si notano le innumerevoli proposte degli editori e le innumerevoli "ricadute" di molti autori. Il problema è che nell'Italia, Paese di santi, poeti e navigatori... è sempre di più un Paese di persone che hanno davanti a sé l'unica pretesa di diventare Qualcuno ed è per questo che si è venuto a creare un'offerta che il più delle volte oltre ad essere a svantaggio dei futuri pubblicanti è pienamente a favore delle organizzazioni che operano nel settore con progetti del tutto "legali" ma con piccole note non pienamente condivisibili (parlo di certi contratti di edizione per una pubblicazione e dei vari concorsi che non fanno nient'altro che esultare il locale nel locale senza avere un effettivo riscontro in ambito generale ma sempre di nicchia in nicchia).
L'unica protezione è appunto il richiamare l'educazione nella moralità di ciascuno, nei propri ruoli.
Quello che bisognerebbe rivedere risiede nella moralità dell'autore (qualora nell'autore fosse presente un minimo di senso "morale"... chiamiamolo così). Partecipare a determinati concorsi con l'obiettivo di dare valore alla propria opera, penso proprio che si ottenga l'esatto contrario... e la penalizzazione grava non solo sull'opera ma anche sull'autore stesso. Sono i cosiddetti "mondi facili" ai quali si mira per appagare o concretizzare un proprio bisogno di fare o avere di più alle impossibili condizioni super favorevoli. Il vero è che il mondo editoriale è saturo di proposte e spesso non c'è un pubblico preparato. Personalmente penso che vada individuata e valutata l'aspirazione del singolo e la capacità di questi nell'inserirsi in progetti non individuali (almeno negli esordi). Spesso invece si vede un autocelebrazione che poi non porta a niente, in concreto.
La soluzione? Educare l'autore. Iniziare dall'autore per arrivare nel mondo "superiore" dell'editoria. Questo almeno è il mio pensiero.

Secondo ciò che invece è stata la mia esperienza da "autore", non ho mai nascosto la natura della mia ricerca, in campo editoriale, di ciò che sono le condizioni per arrivare a pubblicare un libro.
Per oltre 10 anni ho contattato varie case editrici, attraversato periodi anche di cambiamento di come si pubblica un libro non arrivando mai a poter dire "QUESTA E' LA CASA EDITRICE CHE FA PER ME"
in quanto, ad un certo punto poi ho completamente abbandonato l'idea di ricercare una casa editrice adatta alle mie esigenze e ho aperto la mia condivisione al di là dell'aver o meno trovato l'editore giusto.

Oggi, a onor del vero, ho ben due libri in attivo e quindi, per la strada ...da quando ho aperto la mia manifestazione sul web ad oggi... qualcosa ho trovato ed evidentemente anche accettato.

La realtà è stata costruita senza alcun compromesso (cosa che invece spesso si adopera per poi nascondere)
e il frutto delle forze poste in essere risponde a due diversi progetti ma che hanno in comune soprattutto la morale delle azioni, nelle buone intenzioni verso anche un pubblico preparato il quale ancora accoglie interesse e curiosità.

Nell'universo delle scritture dunque non esiste solo un genere morto, vivo... non del tutto morto o non del tutto vivo ("il romanzo", come dalla citazione di Giangiacomo Feltrinelli) ma appunto è proprio la questione editoriale che, se circoscritta nei progetti necessari e validi allora continua ad essere viva e vivrà di buona salute ma se invece si fa carico di progetti morti allora non può che soltanto continuare a vivere morendo.
Il punto sta nel valutare la vita (e ciò che dà vita) a determinati progetti e mettere in campo operazioni che danno altrettanta vita a quella che già c'è in quanto altrimenti, se non si dà vita... quello che resta è soltanto
un contesto di ...soloparole. Solo parole che rimangono lì senza portare niente a nessuno.
Per questo oggi tocca a noi, a ciascuno di noi fare e dare la propria parte.

L'incendio nel bosco, se non portiamo ognuno di noi la nostra piccola goccia d'acqua, sicuramente si espanderà e ciò che brucia è la cultura di tutti... è la nostra cultura.
E' anche vero che forse le piccole gocce non sono abbastanza contro l'incendio ma questa visione appartiene al futuro. Noi oggi sappiamo che "nessuno può fare tutto ma tutti, insieme, possiamo fare qualcosa".

Kyriacos.




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