Dei delitti e delle pene




#DELITTO DI NOVI LIGURE: Notizia di questi giorni è la necessità di ricercare una comunità dove possa essere accolta Erika De Nardo, la ragazza che nel lontano 2001 a soli 16 anni, in concorso con l'allora fidanzatino Mauro "Omar" Favaro (17 anni), uccise premeditatamente la madre Susanna "Susy" Cassini e il fratello undicenne Gianluca De Nardo con ben 97 coltellate.

Oggi si parla di recupero, di reintegrazione... dell'operato nella comunità di Don Mazzi il quale diceva
"...dentro ognuno di noi c’è un pò di Abele e un pò di Caino e tiriamo fuori l’uno o l’altro a seconda di chi abbiamo vicino.
Nei confronti di Erika abbiamo una responsabilità importante.
Guardandola in faccia dobbiamo fare in modo che lei capisca che ci sarà un dopo, che non potrà cancellare il passato, ma potrà redimerlo".

Oggi si parla di un imprenditore rietino (Flavio Di Vittorio, operante nel settore dell' edilizia con la sua "Euroservizi s.r.l.") che, come idea, ha proposto di voler offrire ad Erika De Nardo un posto di lavoro a tempo indeterminato e, se lei accettase, potrebbe anche ospitarla in un appartamento appena restaurato così da non pensare neanche all'alloggio ma solo al ricominciare.


Ricominciare. Tutto questo perché l'imprenditore si è quasi commosso leggendo una delle ultime interviste rilasciate da Erika ai media, nella quale la ragazza confidava: "Non ne posso più, c’è sempre qualcuno che mi riconosce e mi tormenta. Non posso neppure lavorare".

Ricominciare. Ricominciare proclamando un diritto alla vita, lo stesso diritto alla vita che lei stessa ha negato a chi le ha dato la vita e non solo.

Lei dice "sono cambiata, fatemi vivere" e quindi ha diritto al riscatto nella vita certo... ma quello che contesto è che non puoi pretendere una vita se sei stata la prima a negare la vita a chi ti ha dato la vita e non solo...
Non si può esplicare una condanna in questa maniera.

Mi ritrovo a ribadire che, secondo me, quello che c'è da curare non è il sistema giuridico nelle pene ma l'educazione. In questo caso, per Erika De Nardo, nessuno può dire se la pena del carcere per non so quanti anni possa essere stata esaudiente. Quello di cui son certo è che nessuna condanna porterà in vita le vittime e quindi, per lo stesso ragionamento, nessuna condanna potrà mai trovare fine verso una persona che con tanta atrocità e buona organizzazione ha poi di fatto pianificato il prima, il durante e il dopo.

La pena più esauriente, a mio dire, è appunto di inserire Erika in un'associazione umanitaria a vita, con un tornaconto minimo (giusto l'indispensabile) e lasciarla lì ad operare in un contesto chiuso ma umanitario.
Non può esserci "speranza" o libertà nella vita per chi in modo così atroce ha tolto la vita (soprattutto a persone care).
Certi accanimenti devono essere puniti "a vita".

Più che da un lato religioso, la questione poi non la porterei sul perdono (in quanto dovrebbero perdonarla soprattutto e solamente i parenti, gli amici più vicini... coloro che hanno perso in quell'omicidio una moglie, una sorella, una figlia, un'amica ect... e voglio anche ricordare che già la madre nel momento dell'omicidio gridò alla figlia "Erika, ti perdono", implorandola di risparmiare il fratello).

Io parlo di una questione etica/morale che non può essere accatastata con il perdono.
Non si può pensare che sia doveroso il recupero e il reinserimento di persone nella società quando poi queste hanno di fatto dato un regresso alla stessa società.

Se è stata la Chiesa ad occuparsi del recupero e della reintegrazione... che appunto li accolga la Chiesa stessa allora e non la società civile in quanto nel civile non puoi metterci ciò che non è (o non è stato civile)... se poi vogliamo rimandare a quella missione (quasi utopica) di rendere davvero il mondo migliore.

Don Mazzi avrà anche il dono del perdono e una mente aperta ma l'educazione, per essere tale, deve anche imporre una certa severità.
Prendendo in considerazione un proverbio:
"Perdonando troppo a chi falla, 
si fa ingiustizia a chi non falla"
una società civile quindi, come quella cui professiamo, dovrebbe fare e rendere solo giustizia e non ingiustizia.

Il perdono è un'altra cosa, fuori contesto secondo me dal discorso del reinserimento e recupero di certe persone.
Concludo quindi... che li accolga la stessa Chiesa allora... ma nel suo territorio e nei suoi palazzi
e che per la società civile invece sia sempre e solo giustizia
ma con l'accortezza di non rendere mai ingiustizia a nessuno.

Se davvero si vuole un mondo migliore si deve anche operare nella maniera migliore:
LA SOLUZIONE DI TUTTO E' L'EDUCAZIONE DI TUTTI.


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