Fare gli Italiani, tocca solo a noi.


"Il primo bisogno d'Italia è che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri. 
E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto:
pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani" [prefazione]





L'Italia da circa mezzo secolo s'agita, si travaglia per divenire un sol popolo e farsi nazione. Ha riacquistato il suo territorio in gran parte. La lotta collo straniero è portata a buon porto, ma non è questa la difficoltà maggiore. La maggiore, la vera, quella che mantiene tutto incerto, tutto in forse, è la lotta interna. 
I più pericolosi nemici d'Italia non sono gli Austriaci, sono gl'Italiani.
E perché?
Per la ragione che gl'Italiani hanno voluto fare un'Italia nuova, e loro rimanere gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico il loro retaggio; perché pensano a riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro, perché l'Italia, come tutti popoli, non potrà divenir nazione, non potrà esser ordinata, ben amministrata, forte così contro lo straniero, come contro i settari dell'interno, libera e di propria ragione, finché grandi e piccoli e mezzani, ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene, od almeno il meglio che può. (…)
Io che non condividevo le opinioni della Giovine Italia, e riconoscevo perfettamente inutile tutto il moto che si davano i suoi fidi: (…) 

io pensavo (come ancora lo penso) che del carattere nazionale bisogna occuparsi, che bisogna far gli Italiani se si vuol avere l'Italia; e che, una volta fatti, davvero allora l'Italia farà da sé.

(da I MIEI RICORDI, di Massimo d'Azeglio)

Condividi